MACRAMÈ
dal turco makramà «fazzoletto» e dall'arabo màhrama «velo, fazzoletto» come nome e lavorazione, importato dai marinai liguri nel 1300 è diventato in genovese macramè.Particolare pizzo (nodo) molto pesante di annodare fili e corde. Pressoché tutti i lavori macramè si basano su due nodi: il nodo festone e il nodo piano. Quasi sempre il filo con cui si lavora è annodato attorno ad un filo ortante; quest'ultimo può essere anche un anello o un bastoncino: con il termine "filo portante" ci si riferisce all'oggetto intorno a cui si formano i nodi. Il lavoro veniva eseguito su un cuscino piatto. Oggi a livello industriale è prodotto su apposite macchine elettroniche. Si può applicare a tende, copriletti, ...
... asciugamani; marginalmente usato anche nell'abbigliamento femminile come rifinitura per abiti e top.Sbagliato è scrivere «macramé» con l'accento invertito, come talora si vede anche su alcuni dizionari e libri.STORIA - Di origine araba, moresca, passato in Italia verso il secolo 16°-17°, dove ebbe nel secolo 19° successo e diffusione. Era prodotto in Liguria, in particolare a Chiavari.
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IL COTONE -dalla piantagione al tessuto- di Massimo Moretti
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